Wonder Woman e il mito sfatato

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fonte foto: screen da youtube

“Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman ed in più il fascino di una donna brava e bella”

Diane Prince nasce nel 1941 dalla matita del fumettista William Moulton Marston che vede nel mito di Wonder Woman il simbolo del puro femminismo. Negli anni 50 il lavoro di Marston fu messo a dura prova e criticato da chi vedeva nell’eroina della DC Comincs un esempio inadatto alle giovani fanciulle. Wonder Woman fu così spogliata dei suoi poteri e dei tratti della sua personalità diventando Diane Prince un’esperta guerriera in arti marziali. Negli anni 80 sostanzialmente Wonder Woman rivive una nuova rielaborazione, il fumettista George Perez le restituirà i suoi poteri e il suo costume, così come lo vediamo oggi.

La trasposizione cinematografica di Patty Jenkins, di fatti mette in evidenza la versione di Perez “Crisi sulle terre infinite” sottolineando l’avvenuta nascita di Diana da sua madre Ippolita, dea delle amazzoni. L’isola Paradiso è l’unico luogo in cui Diana crebbe, fino a diventare una valorosa guerriera con un temperamento e un carattere diverso da tutte le donne con cui visse.

Gal Gadot chiamata ad interpretare il ruolo di Wonder Woman, nel film assume le sembianze e il portamento della guerriera, così come ci è stata sempre descritta. La principessa Diana diventa nel tempo simbolo di indipendenza e dona alle donne quel valore tanto agognato quanto invidiato. Ad oggi è considerata fra le tre più importante icone del mondo DC Comics superando di gran lunga Capitan America

Allora perché ne sentiamo parlare così poco?

L’intento di William Moulton Marston negli anni 40 fu quello di creare un simbolo, che potesse spingere le donne (in particolare le giovani donne) a voler essere più che solo una proprietà degli uomini. Nella trasposizione cinematografica di Jenkins questo particolare viene evidenziato nella scena in cui Diana si trova catapultata in una Londra del tutto obsoleta. Il regista ci mostra in modo del tutto ironico quanto concreto ciò che l’immaginario maschilista offre alle donne che “devono essere vestite bene, ma non mostrarsi troppo”. Ed è proprio il “troppo” che rende Diana a tratti un personaggio divertente, quel suo dover scoprire un mondo diverso dalla gabbia d’oro in cui ha sempre vissuto, ci apre gli occhi su particolari frivoli, troppo spesso celati.

Per Diana non è normale che le donne debbano indossare abiti ingombranti e stare zitte quando si chiede loro di farlo. La principessa guerriera, che nel film non sarà mai chiamata Wonder Woman, combatte contro un’ideologia che non vuole vederla né protagonista né antagonista di una storia che per legge appartiene solo agli uomini.

William Moulton Marston è davvero l’unico uomo ad aver capito la sua importanza?