Boreale: “Maledetta” e la voglia di sperimentare nuove sonorità – Music Talk

0
Fonte: foto autorizzata alla pubblicazione da ufficio stampa safe&SOUND
Oggi quattordicesima puntata di Music Talk con Boreale. Dopo il successo dell’EP d’esordio “622”, uscito lo scorso gennaio ed entrato nelle principali playlist editoriali, l’artista non si ferma e pubblica il 30 giugno “Maledetta”, il suo nuovo singolo. Il brano, scritto con la collaborazione di Luca D’Aversa, è stato registrato a L’Albero Recording Studio di Roma e prodotto da Marta Venturini e Luca D’aversa.
Una canzone pop e allo stesso tempo rock, visionaria e positiva. Un pezzo che ricorda molto il passato mai dimenticato di Boreale, in cui le chitarre elettriche si fanno più incalzanti, il tutto unito a un sound trascinante e a una voce esplosiva che urla con la giusta forza.
“Maledetta” è un inno alla bellezza, alla spensieratezza e alla voglia di vivere, è come planare con disinvoltura su tutte le gioie e le paure del mondo. “Maledetta” parla della luna, una luna gigante e luminosa, parla di stelle, soprattutto quelle cadenti in grado di illuminare il cielo, parla di viaggi, di vento dal finestrino quando fuori fanno 40 gradi all’ombra e, chiaramente, parla di amore.
Noi per conoscere ancora meglio il suo progetto musicale gli abbiamo fatto qualche domanda, buona lettura!
Ciao Boreale, per chi ancora tra i nostri lettori non ti conosce, ci racconti chi sei?

Ciao, è sempre difficile descrivere se stessi. Posso dire che sono un ragazzo semplice, a modo, ogni tanto anche educato e simpatico. Ci sarebbero tanti e altri pregi ma per oggi può bastare, grazie

Da dove viene il tuo nome d’arte?

Questo nome l’ho rubato all’aurora boreale, ma in parte racchiude anche il mio vero nome (Alessandro). ️

Parlando dell’uscita di “Maledetta”, come nasce la canzone? Ce la descrivi con 3 aggettivi motivando le scelte.

Sicuramente il primo aggettivo che mi viene in mente è “maledetta”, perché descrive in senso positivo una persona molto speciale per me, perché riesce sempre a strappare un sorriso nonostante tutto, e non credo sia cosa facile. Dal sapore antico, perché ha un retrogusto un po’ rétro, con dei suoni diciamo non troppo attuali e poco elettronici. Vera e liberatoria, perché viene dal cuore.

L’ho scritta insieme a Luca D’Aversa, avevamo delle cose in cantiere, questa non sarà l’unica che uscirà, ne abbiamo scritte altre due molto belle.

Fonte: foto autorizzata alla pubblicazione da ufficio stampa safe&SOUND
“Maledetta”, parla un po’ di cambiamenti, a livello musicale quali progetti o cambiamenti hai in cantiere?

Sì, in realtà come dicevo prima avevo voglia di sperimentare nuove sonorità, un po’ più vere. Al momento c’è in programma di far ascoltare questa canzone per tutta l’estate poi a settembre forse ce ne sarà un’altra. Al momento vivo alla giornata.

Ora una domanda che facciamo sempre nelle nostre interviste, ci dici 3 album che ti hanno cambiato la vita e perché.

In realtà ce ne sono più di tre, ma se proprio ne devo scegliere tre direi “Dalla” uno degli album più belli di Lucio Dalla, insieme in realtà a “Come è profondo il mare” l’ho sempre ascoltato fin da bambino e mi è rimasto nel cuore.

Poi ci sarebbe “Grace” di Jeff Buckley. Mi stregò la prima volta che lo ascoltai, non potevo crederci.

Ed infine “Ok computer” dei Radiohead, un po’ scontato ma cambiò il mio approccio alla musica. Aspetta, l’ultimissimo è The Joshua Tree degli U2 Un disco immenso.