Classifica di Global Firepower: gli eserciti mondiali ordinati dal primo all’ultimo

Buona la posizione italiana

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Un F-15E Strike Eagle, in dotazione all'aviazione americana: la più potente del mondo secondo la annuale classifica di global firepower, www.af.mil

E’ stata pubblicata questa settimana, il 25 Aprile, la classifica di Global Firepower, che analizza la potenza militare degli stati mondiali. Una graduatoria interessante, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della guerra siriana, in medio oriente, e della crisi diplomatica tra Stati Uniti, Corea del Nord e Cina, in estremo oriente, che sta lasciando il pianeta col fiato sospeso, per il timore dell’innescarsi di un conflitto dagli esiti imprevedibili.

Per comparare i vari eserciti, la classifica di Global Firepower prende in considerazione diversi elementi. Oltre al capitale umano (ovvero il numero di uomini e donne in grado di schierare), ed oltre al numero di mezzi d’aria, terra e mare in possesso di ogni stato, il ranking si basa anche sul grado di diversità e tecnologia degli armamenti, sulle materie prime (come il petrolio) a disposizione di ogni singolo stato e sul sistema di alleanze al quale ogni stato aderisce. La combinazione di questi fattori fa sì che non sia la mera potenza numerica o tecnologica ad essere determinante, bensì il loro coniugarsi. Va inoltre precisato che sono stati presi in considerazione solo gli armamenti convenzionali, lasciando dunque da parte gli arsenali atomici.

Ad occupare la prima posizione è la indiscussa forza degli Stati Uniti. Il gigante americano può contare su un personale attivo di 1.400.000 unità, alle quali se ne possono aggiungere altre 1.100.000 (i riservisti). Questi numeri, benché minori rispetto a quelli di cui dispongono giganti come Cina e India, sono però supportati da un arsenale bellico privo d’eguali. Il predominio statunitense è netto, potendo contare su decine di migliaia di mezzi terrestri, aerei e navali, buone risorse petrolifere e sulla NATO.

A seguire, al secondo posto si posiziona la Russia, con 766.055 unità attive e 2.485.000 riservisti. Se le risorse naturali russe sono ingenti, il Cremlino non può però competere con gli americani per quanto riguarda la grandezza delle proprie flotte. Soffre soprattutto l’aviazione: gli Stati Uniti battono la Russia  13.672 a 3.794. Numeri che annullano il predominio russo, per quanto riguarda la produzione di carri armati.

Terza è la Cina, la cui potenza è principalmente demografica. Essa può infatti contare su un esercito composto da 2.335.000 unità, alle quali aggiungere, all’occorrenza, 2.300.000 riservisti. Ma i grandi numeri, da soli, non possono garantire al gigante asiatico la supremazia militare. La disponibilità di mezzi terrestri, navali e aerei è infatti inferiore non solo a quella degli Stati Uniti, ma anche a quella della confinante Russia. Ed inoltre, tra le tre potenze, è anche quella con le minori riserve di petrolio.

Il quarto posto è di un altro titano asiatico, l’India, che ha pregi e difetti simili a quelli cinesi.

Bisogna attendere la quinta posizione per trovare il primo esercito europeo, quello francese. Benché la Francia disponga di sole 205.000 unità attive e di 195.000 riservisti, l’alto posizionamento è dovuto al suo essere parte dell’alleanza atlantica e dell’Unione Europea e ad una quantità di mezzi, risorse e ricchezza generale in grado di proteggere un territorio sicuramente più ridotto, rispetto a quello dei precedenti paesi.

Dopo la Francia, la classifica di Global Firepower continua, per quanto riguarda le prime dieci posizioni, con il Regno Unito, il Giappone, la Turchia e la Germania.

Sorprendentemente, al decimo posto, l’Italia, che può dunque contare sul quarto esercito più potente d’Europa, dopo quello di Francia, Regno Unito e Germania. Il nostro paese ha 320.000 unità attive e 42.000 riservisti. E dispone, inoltre, di un discreto numero di mezzi terrestri, aerei e navali. Tallone d’Achille sembrerebbero essere le risorse naturali. Buone invece le relazioni internazionali, col posizionamento italiano nella NATO e nell’UE.

E la Corea del Nord? Il paese di Kim Jong-Un, ai ferri corti con gli Stati Uniti, secondo la classifica di Global Firepower, si posiziona al 23esimo posto, ben dodici posizioni sotto la Corea del Sud. Pyongyang può disporre di 700.000 unità e i riservisti arrivano addirittura ad essere 4.500.000. Ma il paese soffre di scarsità di materie prime, povertà ed isolamento politico, aggravato dalle sanzioni internazionali che anche la Cina ha iniziato ad applicare e che influiscono negativamente sulle sue possibilità belliche.