Coronavirus, il virologo Pregliasco: “Troppi comportamenti irresponsabili, ci vogliono più restrizioni”

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Coronavirus, Fonte Pixabay, autore Mattthewafflecat

Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore di igiene dell’Università degli Studi di Milano, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della redazione de Il Mattino. Argomento delle dichiarazioni è stato il quadro complessivo della pandemia da coronavirus in Italia. Ecco le sue parole.

Sui livelli alti dell’epidemia

“La ragione va ricercata nei comportamenti irresponsabili del periodo natalizio. C’è stato un abbassamento del livello di attenzione. Le indicazioni del governo erano necessarie, ma qualcuno non le ha rispettate e si sono creati dei focolai. E così alla fine tutte le misure non hanno funzionato abbastanza. Credo che ci sia stato troppo lassismo.

“Una quota parte di casi che vediamo adesso è legata a persone che si sono spostate e si sono ritrovate insieme. Non che siano untori principali e unici, però hanno senz’altro contribuito all’aumento dei contagi. Purtroppo, non c’è un manuale scientifico che ci indichi le misure corrette per combattere questa pandemia, si lavora a tentativi, mentre questo virus continua a creare problemi e ci sfugge.”

“Per certi versi di fatti, siamo in difficoltà nel trovare la giusta soluzione. Di certo, sappiamo che dobbiamo stare attenti perché quella che stiamo osservando ora non è un’ondata. Sono piuttosto i prodromi di una possibile nuova ondata che è stata in un certo senso messa in atto dai comportamenti irresponsabili ed eccessivi che abbiamo osservato durante le feste”.

Sulla tempistica della fine dell’emergenza

“Credo che a questo punto l’opzione più utile è quella di tentare una dose da cavallo per poco tempo, piuttosto che definire limiti e orari che, come si è già visto, sono meno gestibili dalla popolazione. Il guaio è che finché non ci sarà una vaccinazione ampia, questo virus continua la sua corsa”.

Sul da farsi

“Credo che sia necessario rafforzare le misure più restrittive almeno per uno-due mesi. Per quanto possibile le zone rosse devono essere estese e più numerose, almeno per un primo periodo, durante la vaccinazione. Questo permetterà di tutelare le persone più fragili, che sono poi quelle che pagano il prezzo più alto”.