Esclusiva-Giuseppe Vacciano:”Il Senato rigetta le mie dimissioni da Parlamentare. Cosa penso di Renzi? Degno erede di Berlusconi ma più arrogante”

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Il Senato della Repubblica Italiana
Il Senato della Repubblica Italiana fonte foto: Profilo Facebook Giuseppe Vacciano

È un caso più unico che raro. All’interno di una casta politica che non vuole perdere i suoi privilegi, c’è un Senatore che va controtendenza: si è dimesso dal Parlamento ma i suoi colleghi non accettano la sua decisione. Si, avete letto bene: si tratta di Giuseppe Vacciano, ex M5S, che ha deciso di dimettersi da Senatore ma non può andarsene perché la sua intenzione non è stata accolta positivamente. La nostra redazione ha deciso di intervistarlo in esclusiva.

Lei ha deciso di dimettersi dal Senato ma i Suoi colleghi rigettano la decisione: ha parlato con loro per far in modo di accettare la Sua decisione o, almeno, cercare di capire il perché bocciano le Sue dimissioni?
Nel corso dei mesi ho parlato con tanti colleghi cercando di far comprendere che le mie motivazioni non erano la classica “ripicca politica”, ma la sincera volontà di concludere questa esperienza. Credo che il problema sia quello di accettare delle dimissione che hanno alla loro base motivi politici e non di salute o incompatibilità. Qualcuno mi ha suggerito di fingermi malato, ma creare una menzogna per ottenere quello che credo sia un diritto mio e dei cittadini che hanno votato 5 stelle mi sembrerebbe umiliante e vergognoso.

Beppe Grillo è contro la libertà di mandato, sostenendo che chi abbandona il gruppo debba dimettersi da Parlamentare, come ha fatto Lei: cosa pensa di chi cambia casacca senza dimettersi?
I giudizi morali non mi interessano, anche se mi lascia perplesso, indipendentemente dal simbolo di elezione, chi si allontana dal programma e dalle idee che ha sottoscritto nel momento in cui ha deciso di candidarsi. Il “tutti a casa” e la linea politica in contrasto con quelle forze che hanno sempre governato l’Italia è un impegno preso con i cittadini, non con Grillo o col M5S.
Alla fine, credo che ognuno di noi oggi, guardandosi allo specchio, debba confrontarsi con la propria coscienza e domani, per chi decide di proseguire l’attività politica, con il giudizio degli elettori che valuteranno di certo anche il “comportamento sul campo”.

Quando – e se – i Suoi colleghi accetteranno la Sua decisione, tornerà a fare politica o si dedicherà di nuovo al Suo lavoro?
Come spiegai ampiamente il giorno delle dimissioni la mia esperienza politica a qualsiasi livello si concluderà con l’uscita dal Senato. Non ho mai avuto velleità di fare questo tipo di “carriera” e il mio impegno, vissuto come una sorta di “servizio civile” era collegato all’esperienza nel Movimento 5 Stelle.

Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso spingendola ad abbandonare il M5S?
Gli eventi del novembre 2014 e in particolare la decisione di Grillo di creare una “struttura” con dei rappresentanti, bypassando di fatto l’articolo 4 del non statuto. Se il M5S, in quanto movimento orizzontale, doveva cambiare le proprie regole, a mio avviso ciò sarebbe dovuto avvenire tramite una discussione, la più ampia possibile, tra tutti gli iscritti per decidere cosa fare da grandi. Invece c’è stata solo una votazione su 5 nomi scelti dal capo politico, che in linea teorica potevano essere cambiati con altri (fino a quando non si fosse trovata la cinquina vincente, immagino), ma che in realtà sono stati oggetto di una sorta di plebiscito.
Le scelte successive hanno poi confermato questo nuovo corso, ma ormai le mie dimissioni erano già nelle mani di del presidente Grasso e a me a quel punto sinceramente importava poco.

Quando ci sarà una prossima votazione sulle Sue dimissioni?
Purtroppo non è dato saperlo, anche se spero che i capigruppo e in particolare quello del M5S facciano pressione per un rapido inserimento in discussione. In questo mese presenterò il terzo sollecito della terza richiesta. Chissà che il numero 3 non porti fortuna.

Cosa pensa del premier Renzi?
Degno erede di Berlusconi, ma con una dose maggiore di arroganza. Praticamente perfetto per rifondare quella Democrazia Cristiana di cui molti si sentono ancora orfani.

Cosa Le ha lasciato in eredità questa esperienza in Parlamento?
Certamente è un’esperienza che non rinnego, ma che non rimpiangerò nemmeno un minuto. Ho conosciuto cose e persone che indubbiamente ricorderò per il resto della vita e fatto attività che per la loro unicità mal si prestano ad una sintesi.
Molte delle cose che pensavo prima di viverle in prima persona hanno trovato una conferma, molte altre una smentita o un ridimensionamento.
I privilegi, ad esempio, ci sono ma puoi anche scegliere di rinunciarvi o semplicemente non fruirne e quindi molto dipende non dallo status di politico, ma dalla tua etica personale e da come tu, da semplice cittadino, vivi questa esperienza.
Non saprei fare un bilancio netto, anche se spero di aver fatto sempre il mio dovere, il giudizio sul mio operato dovrebbero darlo i cittadini. Non potrei insomma dire semplicemente “bella” o “brutta”, ma certamente non la rifarei.

 

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