Fuori “Seta” di Forse Danzica: “Mi piacerebbe suonare nelle cattedrali” – Intervista

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Fonte: Foto di Andrea Venturini. Immagine autorizzata alla pubblicazione da Conza - ufficio stampa.

Venerdì 18 novembre è uscito “Seta”, il nuovo singolo di Forse Danzica, distribuito da Believe. Un nuovo capitolo electro-pop dalle venature post-punk che affronta il tema della dipendenza affettiva. Un nuovo brano dedicato a tutti coloro che amano ballare sulle canzoni tristi e che conferma il progetto Forse Danzica tra i più interessanti della scena underground. Noi gli abbiamo fatto qualche domanda per esplorare al meglio il suo progetto artistico. Buona lettura!

  1. Ciao, per chi non conosce il progetto Forse Danzica, com’è nato? Da dove nasce l’idea del nome d’arte?

Il progetto è nato durante una vacanza a Danzica, quando per la prima volta ho fatto sentire a Marco, che poi ha lavorato a tutti i brani di Forse Danzica, le bozze di quelli che poi sarebbero stati i nostri primi due pezzi, su un pianoforte che avevamo trovato in uno degli appartamenti in cui avevamo dormito in Polonia.

2) Ormai, per fortuna, la categorizzazione di genere si sta perdendo, ma dove vorresti collocare il tuo progetto all’interno del mondo musicale?

A me interessa che passino il lato estetico e raffinato del progetto, che stanno al di sopra di qualsiasi declinazione di genere. Ogni scelta che prendiamo, dalla scrittura al sound design, è motivata dalla volontà di fare dei prodotti che siano innanzitutto artistici. Che vuol dire quindi interrogarsi sulla collocazione delle nostre scelte all’interno delle tradizioni, fare tanti sforzi per conoscere la storia della musica e dell’arte, chiedersi costantemente se le cose che facciamo siano artisticamente interessanti e perché.

3) “Seta”, il tuo ultimo singolo, rappresenta un nuovo capitolo del tuo progetto musicale tra electro-pop e post-punk. Come nasce il brano e cosa vuole esprimere. 
É un brano che ha avuto una gestazione piuttosto lunga, perché la prima bozza di quello che è diventato il ritornello faceva parte di un altro brano che avevamo iniziato lo scorso anno. La versione definitiva però l’abbiamo fatta quest’estate. Volevo fosse un brano schizofrenico e romantico, da qui l’idea di inserire uno sfogo centrale che sembra voler condurre da un’altra parte e che invece torna sui suoi passi, l’idea di questa struttura mi è venuta riflettendo su quanto poco creda negli slanci estemporanei con cui ogni tanto reagivo all’apatia e alla solitudine. Per il resto è una canzone d’amore e di dipendenza emotiva.
4) Ce lo descrivi con 3 aggettivi motivando le tue scelte. 
Romantico: nel senso letterario del termine, mi piace molto l’idea del titanismo, dello sforzo consapevole del proprio fallimento inevitabile. Il brano parla della lotta contro una dipendenza emotiva e contro una solitudine che non dipende da te, ma dal fatto che le persone che ami scelgono la loro vita indipendentemente da te, e questa lotta, tanto più faticosa quanto più entra in gioco l’apatia, mi ricorda molto il concetto di titanismo.
Bipolare: o schizofrenico o rapsodico o cangiante o multiforme o umano. La canzone spesso, anche se non sempre, è un momento lirico, come le arie, in cui c’è spazio per l’espressione e la descrizione di uno stato d’animo soltanto. Mettere due sezioni in netto contrasto tra di loro è una presa di posizione in questo senso, e serviva per trasmettere questo senso di instabilità dell’animo e della gestione delle energie.
Orecchiabile: oh secondo me è orecchiabile.
5) Come ti senti cambiato a livello di crescita musicale dall’uscita di “PORNO_wiegenlied” ad oggi? 

Parecchio, sono più consapevole di quello che voglio fare, cosa voglio dire e come voglio dirlo. Ancora non del tutto. Però ad esempio prima arrivavo a detestare i pezzi molto prima che uscissero. Seta è uscita da quasi due settimane e ancora me la sento addosso.

6) Tra tutti i brani usciti fino ad ora, qual è quello a cui sei più legato e che consiglieresti di ascoltare. Perché?

“Seta”, per il motivo sopra. Poi “DANZIKA_patetika” perché ci sono l’ukulele, il vocoder, il basso synth e Beethoven nello stesso pezzo e perché sono molto legato al tema delle mille rinunce che stanno dietro ad ogni singola scelta.

Fonte: Foto di Andrea Venturini. Immagine autorizzata alla pubblicazione da Conza – ufficio stampa.
7) L’altro giorno sui tuoi canali social hai condiviso una playlist che ti ha ispirato la scrittura di “Seta”, ci racconti il tuo processo di scrittura?

Di solito parto da un motivo o da un’idea, faccio una pre-produzione, scrivo delle linee di voce basilari, le abbellisco, la porto in studio da Marco e la ribaltiamo. Nel frattempo, in un momento imprecisato di questo processo, scrivo il testo. Altre volte vado a riascoltare le idee che mi sono appuntato e vedo se alcune di queste stanno bene insieme. Altre ancora si parte dalla produzione o da idee di Marco. 

8) Collegandoci al tema brani, playlist d’ispirazione, ti faccio la domanda di rito qui a Dailynews24: ci dici i 3 album che ti hanno cambiato la vita e perché?
American Idiot dei Green Day: non perché mi piaccia particolarmente, ma perché è quello da cui è iniziato tutto, per cui ho deciso di suonare la chitarra e di voler essere sempre spettinato
The Queen Is Dead degli Smiths: perché da dieci anni lo ascolto almeno una volta al mese e so anche dove stanno i respiri.
Discouraged Ones dei Katatonia: credo che sia quello che più di tutti influisce sul mio modo di vedere non solo la musica, ma la vita in generale, con distacco e rimpianto preventivo. 
9) La scorsa settimana hai suonato live al Druso di Bergamo, con la tua band. Sognando in grande dove ti piacerebbe suonare in Italia?

Mi piacerebbe suonare nelle cattedrali, con orchestra e organo. Nel dubbio gli arrangiamenti li teniamo preparati che non si sa mai.