Lo sciopero della Curva Sud e la morte del tifo e dello sport

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Il calcio a Roma, oltre le gesta tecniche e squisitamente sportive, è diventato un problema. La solida alleanza società giallorossa-stampa-forze dell’ordine, sta togliendo il gusto di andare allo stadio ai tifosi, noti per la loro passionalità, della Roma. E i tifosi della Roma hanno deciso di rifiutare questo sistema e, tramite un comunicato, spiegare le ragioni del loro sciopero.

La strategia è evidente: la società vuole trasformare lo stadio in teatro e i tifosi in spettatori (ne ho scritto qui), le forze dell’ordine eseguono punendo chi trasgredisce, e la stampa si prodiga per far passare per dolce e bellissimo il veleno che si sta iniettando nel corpo del tifo romano.

Non si deve credere a chi sostiene che a Roma ci sia un problema violenza. Si deve credere che Roma e i romanisti (ma molto spesso anche i laziali) sono accusati di ogni colpa possibile, strumentalizzati, calpestati nella dignità e poi, come cinici burocrati, ci si straccia le vesti se qualcuno prova a reagire dimostrando che la dignità conta più di soldi e sponsor.

Probabilmente questo sciopero fallirà, perché troppe divisioni animano il tifo giallorosso e perché, comunque, l’obiettivo della società, i soldi, sono stati raggiunti. E che si sacrifichi sull’altare del business la passione e la vera anima del calcio, poco importa. Se ne occuperà la stampa di parlare di stadio e futuro glorioso, per illudere chi ancora crede che in questi termini si costruisce un futuro epico per la società giallorossa.

Questo il testo del comunicato, come riportato dal sito marione.net:

Nessuno vuole stare lontano dalla nostra Curva, ma staremo fuori fino a che non sarà liberata!
Se un uomo viene offeso risponde…
Se vogliono sottometterlo si difende….
Se lo accusano di ciò che non ha fatto si ribella…
Fuori e fuori ancora finché la nostra Curva è terra di conquista, fino a che succedono queste cose come se niente fosse, fuori fino a quando non potremo tornare a tifare liberamente e non come cagnolini ammaestrati. Abbiamo speso dei soldi, magari facendo sacrifici, ma questo non è quello che abbiamo comprato.
Non c’è differenza fra noi, siamo tutti tifosi innamorati e lo dimostriamo in maniera diversa.
Grazie a tutti quelli che mercoledì hanno cantato e gioito fuori ai baretti, grazie anche a chi comunque ci ha ascoltato decidendo poi di entrare, grazie a chi in modo civile, ma comunque fermo e deciso, ha portato avanti la protesta non cantando per tutta la partita.
Adesso più che mai, TUTTI uniti per riprenderci la nostra cara Curva Sud.
Possono mettere quante barriere vogliono, ma non riusciranno mai a dividere il nostro ideale…
Ci si vede domenica fuori, dove resteremo per tutta la durata della partita.
AVANTI CURVA SUD!

Comunque vada si tratta di un fallimento: quello dello sport. Perché laddove non c’è tifo non c’è sport, ma solo spettacolo e motivi di lucro. Non è così che si risolvono veri o presunti problemi. A Roma non si prevede un futuro sereno.