Migranti, affondato un barcone vicino Creta. Più di 200 persone disperse

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Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) a bordo c’erano 700 persone. Ma fino ad ora ne sono state salvate solo 300. Di quel barcone affondato al largo di Creta non c’è traccia.

Da stamattina all’alba la marina greca è impegnata in un importante operazione di salvataggio. Secondo quanto riferito dalle autorità del luogo, il barcone «sarebbe affondato a metà». Ad avvistare per primi i migranti sono state alcune navi commerciali. Hanno gettato in mare dei salvagenti e hanno incominciato a recuperare i corpi. Alcuni vigili, alcuni in fin di vita. Fino ad ora i morti sono quattro.  Appena è stato inviato l’allarme, la maria militare greca ha inviato sul luogo del naufragio, 75 miglia a sud di Creta, due pattugliatori, un aereo e due elicotteri.

Non si sa ancora da dove arrivava la nave. Secondo gli inquirenti potrebbe essere partito da Libia, Egitto o Turchia (come riferiscono i primi uomini recuperati). L’Oim sostiene, invece, che sia salpato dal Nordafrica. Anche la destinazione rimane sconosciuta. Italia, forse. O Grecia, cercando di aggirare le truppe della Nato posizionate più a nord dell’Egeo. Oramai anche questa tratta è stata già solcata. Infatti, proprio due giorni fa è arrivato il primo carico di migranti nell’isola di Creta. Centotredici uomini, per lo più afghani.

Intanto l’associazione Amnesty International chiede all’Ue di non spedire i richiedenti asilo in Turchia.  I migranti, secondo Amnesty, «non riceverebbero un’effettiva protezione» dal governo di Ankara, nonostante l’accordo stretto dal presidente Erdogan con l’Unione Europea il 20 marzo. Per l’Ong la Turchia non è un luogo sicuro per i migranti: «nei suoi sforzi per prevenire l’arrivo di migranti irregolari, L’Ue ha finto di non accorgersi di quel che sta accadendo in Turchia» ha detto John Dalhuisen, direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty. Per l’Ong povertà e violazione di diritti sono il pane quotidiano ad Ankara. Per questi motivi, riferisce Amnesty, «l’accordo Ue-Turchia è sconsiderato e illegale».