Oscar 2020: le grandi escluse

A pochi giorni dall’annuncio delle nomination non si placano le polemiche sugli esclusi dalla competizione.

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Greta Gerwig
Fonte: Google immagini contrassegnate per essere riutilizzate

“Congratulazioni a tutti quegli uomini” così l’attrice Issa Rae ha commentato la lista tutta al maschile dei candidati per la miglior regia. Ancora una volta, infatti, le donne risultano essere le grandi assenti della categoria. Nonostante sia stato un grande anno per la regia al femminile, accusa Variety, l’Academy ha seguito il solco già tracciato dai Golden Globes, dai Sag Awards e dai Bafta, escludendo dalle nomination le firme di alcuni tra i film più apprezzati da pubblico e critica.

Prima fra tutte Greta Gerwig che con il suo Piccole donne ha ricevuto sei candidature, tra cui quella per il miglior film e per la miglior sceneggiatura non originale. Il successo dell’opera, dimostrato anche dai risultati al botteghino, non le è valsa la seconda nomination per la miglior regia (la prima la ottenne nel 2018 con la suo esordio, Lady Bird).

In un’intervista rilasciata a Deadline sono proprio le protagoniste dell’adattamento da Oscar, Saoirse Ronan e Florence Pugh, entrambe candidate per le loro interpretazioni, a esprimere la loro delusione: “sono molto contenta che L’Academy abbia riconosciuto il merito a Greta Gerwig per la miglior sceneggiatura non originale e per il miglior film e credo che ricevere una nomination per il miglior film equivalga a riceverne una per la regia”. “Tuttavia”, prosegue la Ronan, “per me Greta ha fatto due film perfetti e spero che quando uscirà la sua prossima, perfetta, opera le sarà riconosciuto tutto ciò che le spetta, poiché penso che sia una delle più importanti registe del nostro tempo”.

“È stato un brutto colpo”, aggiunge Florence Pugh, in particolare perché ha creato un film così suo e così unico ed è una storia che voleva raccontare da molto tempo. Penso che siano tutti scontenti, e che abbiano tutto il diritto di esserlo”.

Oltre alla Gerwig molte altre registe hanno lasciato un segno nel panorama cinematografico dell’ultimo anno, basti ricordare Lorene Scafaria con Hustlers (Le ragazze di Wall Street), Marielle Heller per A Beautiful Day in the Neighborhood (Un amico straordinario), Lulu Wang con The Farewell (Una bugia buona) e Céline Sciamma con Portrait de la jeune fille en feu (Ritratto di una giovane in fiamme). Eppure, nessuna di loro ha meritato un riconoscimento da Hollywood.

La problematica dell’inclusività non è recente. Nella lunga storia degli Oscar, infatti, solo cinque donne sono state nominate per la miglior regia: Lina Wertmüller (nel 1976 con Paqualino Settebellezze), Jane Campion (nel 1993 con The Piano), Sofia Coppola (nel 2003 con Lost in Translation), Kathryn Bigelow, unica vincitrice del premio nel 2009 con The Hurt Locker e la stessa Gerwig.

Oltre alle accuse sessiste non sono mancate neanche quest’anno polemiche relative all’assenza di candidature per attori e attrici di colore che vede come unica eccezione la nomination di Cynthia Erivo per Harriet, in cui interpreta un’attivista abolizionista fuggita alla schiavitù. Non è la prima volta che l’Academy riceve accuse di razzismo, emblematico in questo senso il movimento OscarSoWhite, esploso nel 2016.