Perché i Mac sono la nuova frontiera dell’hacking?

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Da quando il mondo dell’informatica si è diviso in due grandi fazioni contrapposte, quelle degli utenti PC/Windows e quelli che prediligono il binomio targato Apple Mac/iOS, circola un luogo comune difficile da rimuovere. Quello che vorrebbe i PC – e in generale gli ambienti Windows – maggiormente suscettibili degli attacchi informatici di hacker et similia, in quanto più aperti a ospitare file e programmi provenienti da terzi, laddove i Mac, grazie a una politica aziendale molto più protezionistica, tendono a essere più protetti. Un assioma che, se fino a qualche anno fa poteva avere un fondo di veridicità, oggi sta entrando in crisi, rimettendo in discussione la presunta superiorità dell’autarchia modello Apple per quanto riguarda le policy di sicurezza.

La prova del nove la si ha avuta proprio durante il lockdown globale deciso a seguito della diffusione del Covid-19, quando una serie pressoché interminabile di virus e malware ha posto sotto assedio migliaia di terminali Apple – includendo fra  essi anche iPad e iPhone –, con software pirata e tentativi di truffe web che facevano leva sulla psicosi da pandemia. Per molti utenti Mac vittime di tali truffe, è stato come svegliarsi bruscamente: quell’impressione di pressoché totale inviolabilità nella quale si erano cullati per molto tempo sembra essersi dissolta. I dati – raccolti da fonti tanto indipendenti quanto autorevoli – parlano chiaro: nel 2019 gli attacchi ai dispositivi Apple sono aumentati del 400% rispetto all’anno precedente; e se per i dispositivi Windows l’incidenza di programmi spam (bot, trojan, virus, malware, spyware, ransomware) è attualmente di 5,8 pericoli potenziali per terminale, per i Mac siamo arrivati a 11. Praticamente il doppio.

Ma c’è un motivo specifico per il quale i Mac si stanno affermando come nuova frontiera dell’hacking più aggressivo e arrogante? In realtà, è più corretto parlare di una congerie di motivi. In altre parole, non bisogna dare per scontata la “leggerezza” degli utenti Mac nei confronti dei pericoli esterni: essa ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale, ma da sola non ha determinato questa brusca inversione di tendenza. Semmai a cambiare è stato l’atteggiamento degli hacker nei confronti dei prodotti Apple.

In primis, questi ultimi a oggi vengono visti come delle vette da scalare e da conquistare. Può sembrare un paradosso, ma proprio la policy iper-protezionistica di Apple nei confronti dei suoi dispositivi ha determinato un maggiore interesse dei pirati informatici nei loro confronti. Spesso è difficile leggere in profondità la mentalità degli hacker: molti di loro, forse sedotti dall’immaginario di letture specifiche o da serie televisive come la popolare Mr. Robot, si sentono dei piccoli Robin Hood digitali, e attribuiscono al loro lavoro un côté romantico, oltre a vederlo come una fonte di guadagno particolarmente redditizia.

Secondariamente, molto spesso i Mac sono gli scrigni nei quali vengono nascosti i tesori più preziosi. Infatti, essi sono utilizzati da persone che possiedono in media una capacità di spesa superiore: pertanto, tutto ciò che possono contenere nasconde delle possibilità di guadagno (illecito) decisamente più alte. O quantomeno abbastanza alte da dirottare le attenzioni su questi terminali.

Ovviamente, nessuno è lasciato in balia dei pescecani digitali senza soccorso. Non solo Apple rilascia in continuazione – e con frequenza sempre maggiore, per i motivi di cui sopra – aggiornamenti di sicurezza, ma anche aziende terze cominciano a sviluppare programmi ad hoc per difendersi dagli attacchi informatici e ottimizzare le prestazioni del computer. Non è un caso, dunque, se software come quelli della famiglia CleanMyMac siano sempre più richiesti, installati e soprattutto utilizzati dagli utenti Mac. Forse non basteranno a dissuadere gli hacker più agguerriti, ma senza dubbio porranno un argine ai loro attacchi.