“Sulla mia pelle”: gli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Dal 12 settembre è disponibile su Netflix e in alcuni cinema il film che racconta gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi; quest’ultimo interpretato da Alessandro Borghi.

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Locandina, fonte My Movies

Sulla mia pelle”, non credo esista un titolo migliore. Stefano Cucchi ha provato sulla sua pelle l’amarezza di una giustizia che lo ha abbandonato; e noi di tutta risposta, abbiamo sentito sulla nostra pelle il suo dolore. Nonostante lo scalpore creato in questi giorni a Venezia, Netflix ha reso dal 12 settembre disponibile il film che racconta gli ultimi giorni di agonia di un ragazzo che ha pagato con la vita gli errori di altri, non solo i suoi.

Diretto da Alessio Cremonini, è stato selezionato come film d’apertura della sezione “Orizzonti” alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Alessandro Borghi ha interpretato Stefano, seguono Max Tortora, Mauro Conte, Andrea Lattanzi, Italo Amerighi, Andrea Ottavi, Walter Nestola, Jasmine Trinca.
Questo film ha l’arduo compito di creare un’idea nella mente delle persone, come spiega anche Borghi in un’intervista rilasciata da Netflix. Il regista ha ben pensato di non dipingere Cucchi come un santo, non lo era affatto. Il trentenne romano aveva non pochi problemi ma questi dovevano essere risolti secondo un sistema giudiziario corretto e solido. Cremonini, inoltre, ha incentrato l’intero film esclusivamente su Stefano e sul suo inferno personale: la scena di violenza è stata omessa ma è presente sulla pelle di Cucchi come conseguenza. Perché tutto questo “vedo non vedo”? I motivi sono sostanzialmente due: illustrare le abitudini (con tante debolezze) di Stefano, le quali ci permettono di comporre un puzzle della storia. In secondo luogo non dimentichiamoci che il processo è ancora in corso.

Questo caso è uno dei più seguiti grazie anche alla mobilitazione della famiglia. Ilaria, sorella di Stefano, collabora con organizzazioni che denunciano questi tipi di soprusi da parte di “chi ha il potere”. Solo nel 2009 (anno della morte di Cucchi) si sono registrati più di 100 decessi all’interno delle strutture penitenziarie; queste statistiche ci permettono di capire che il problema che affligge il nostro Paese è reale.
La sanità e le forze dell’ordine hanno dei compiti ben precisi e dovrebbero sostenere l’individuo in quanto essere umano, a prescindere dal motivo per cui si trova in strutture simili. L’indifferenza può causare danni irreparabili e i cittadini hanno bisogno di sapere che nonostante tutti i problemi, possono sempre affidarsi alla giustizia.

“Sulla mia pelle” è disponibile, guardatelo e fatevi un’idea.