USA, Donald Trump minaccia di usare la violenza contro i rivoltosi

Città in subbuglio da est a ovest: l'esercito è pronto a sedare ulteriori escalation di violenza

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Vanity Fair

Dopo le proteste degli ultimi giorni in seguito all’omicidio di George Floyd, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è pronto a mobilizzare l’esercito per placare le rivolte in caso di peggioramenti della già critica situazione sociale. Sarebbe la prima volta nella storia della democrazia statunitense che si utilizzerebbe l’esercito per sedare le rivolte di piazza. A scatenare il tutto, l’indignazione della gente dopo la visione dell’efferato assassinio razzista da parte del poliziotto Derek Chauvin, allontanato dall’arma e arrestato con un accusa di omicidio.

Le manifestazioni non si sono limitate alla sola città di Minneapolis, né allo stato del Minnesota, bensì sono sconfinate da Los Angeles a New York così come a Chicago, Miami, Dallas e persino fuori la Casa Bianca a Washington. Addirittura a Indianapolis è stata uccisa una persona e almeno altre due sono rimaste ferite da colpi da arma da fuoco delle forze dell’ordine. Un’altra morte si è registrata venerdì scorso a Detroit, a farne le spese un diciannovenne.

Il Presidente Donald Trump è intervenuto sulla vicenda dando il suo appoggio al governatore del Minnesota e, invece di calmare le acque come sarebbe stato lecito aspettarsi, ha invece attaccato i rivoltosi accusando l’estrema sinistra di aver aizzato le persone a scatenare le proteste. Non ha risparmiato neanche la stampa che è stata accusata di essere debole e di fomentare l’odio e l’anarchia.

In merito alle manifestazioni nei pressi della Casa Bianca, lo stesso Presidente Trump era intervenuto su Twitter per minacciare i manifestanti di essere preparato ad accoglierli con i cani più rabbiosi e le armi più spietate nel caso in cui la moltitudine avesse esagerato e violato il cordone di sicurezza creato dalle forze dell’ordine.

In un’escalation di violenza di questo tipo, le discussioni riguardo la fine del lockdown negli Stati Uniti sono improvvisamente passate in secondo piano facendo spazio (per l’ennesima volta) al problema della violenza e del razzismo. Lo slogan “I can’t breathe” è diventato virale sui social e in tutte le piazze. Anche se non ce lo si aspettava, il problema razziale sarà un altro ingrediente decisivo nella corsa alla Casa Bianca che si terrà nelle elezioni di novembre. Donald Trump proverà a concorrere per un secondo mandato, ma il repubblicano dovrà fare i conti con il suo avversario tra le file dei democratici John Biden che sta riscuotendo un buon successo dopo aver sbaragliato la concorrenza di Bernie Sanders alle primarie.