Cyberbullismo: repressione in Commissione di Giustizia

Palazzo Madama lavora sulle misure di prevenzione del reato.

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Anche in Italia molti ragazzi trovano in Internet dati non veritieri che li riguardano, ma di minore entità casi di messaggi e foto o video dai contenuti offensivi e minacciosi. Il fenomeno è detto cyberbullismo (bullismo online) ed è un tipo di attacco perpetuo e sistematico attuato mediante la rete. Le peculiarità del caso “Cyber” rispetto al tradizionale bullismo possono essere in teoria Anonimato del molestatore e la difficile reperibilità, entrambe caratteristiche abbastanza illusorie data la possibilità di specifica indagine a loro riguardo.

Il fatto certo è che il fenomeno non fa altro che esaltare la già spiccata indole “bulla” dell’individuo, spingendolo anche a fare e dire online cose che forse non farebbe o direbbe, per paura, se non nascosto dietro uno schermo.

Il tema approda al Senato ed il cyberbullismo potrebbe presto diventare un effettivo reato con relative pene. Gli emendamenti si potranno distinguere a seconda dell’età dell’autore di questi comportamenti e della vittima.

Se il reato è commesso da un maggiorenne la pena prevista va da sei mesi a cinque anni di reclusione in carcere. Mentre se fosse il minore a commettere il reato, l’intervento punitivo viene graduato fino all’ammonimento da parte del Questore, e in altro grado si potrebbe provvedere al sequestro dello smartphone (o diversi dispositivi quali tablet o computer, dal quale il “bullo” delinque) anche se esso dovesse appartenere ai genitori.

Tutto ciò è quanto prevedono alcuni emendamenti di Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera, e sono sottoscritti (nel disegno di legge sul cyberbullismo giunto dal Senato) da tutto il gruppo Dem della stessa commissione.

A tutti gli effetti il cyber-bullismo in Italia viola l’articolo 3 della Costituzione Italiana che cita testualmente: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.