sabato, Giugno 22, 2024
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Got, un tempo etichettata come una “fiction per ragazzi”

Ad oggi la serie Game of Thrones è riuscita a sedurre gran parte della popolazione mondiale, appassionando sia telespettatori comuni che artisti.

In effetti, il successo dello show è così forte da influenzare persino alcune serie tv a venire, le quali sperano di catturare quell’essenza magica che ci ha spinto a raggrupparci puntualmente una volta a settimana davanti al televisore.

Serie Netflix come The Witcher, per esempio, non avrebbero probabilmente visto la luce se non fosse per Game of Thrones.

Eppure non è sempre stato così.

La serie di punta della HBO conta oggi un fenomenale numero di fan, tra giovani e adulti, ma vi era un tempo in cui non era tutto rosa e fiori per lo show.

Durante la sua prima stagione, infatti, Game of Thrones fu pesantemente criticato dal New York Times. In particolare dalla giornalista Gina Bellafante.

Parliamo del 2011, quando quest’ultima descrisse la serie come: “una fiction per ragazzi”.

Più precisamente: “una fiction per ragazzi paternalistica che cerca di raggiungere l’altra metà della popolazione“.

Ma non si fermò qui. Si lamentò anche dei sottotitoli durante i dialoghi tra Dothraki, e della sovrabbondanza di ambientazioni e personaggi. Il tutto al servizio di una pessima sceneggiatura basata su “svolte playboy della trama” e “campana sessuale da costume-dramma”, arrivando a etichettare la serie come indegna della cable premium tv.

La serie descritta da Bellafante non sembra neanche lontanamente somigliare a quella che oggi è lo show più seguito al mondo. Sarebbe interessante scoprire come si sono evolute le sue critiche nel tempo, se ancora adesso è della stessa opinione.

Quello che è certo è che tale recensione simboleggia il lungo percorso intrapreso da Game of Thrones, conquistando numerosi appassionati sulla strada, e giungendo finalmente al primo posto nel “podio” delle serie tv.

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