La Festa dei Morti, giorno di nostalgia e preghiere

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Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente, mi vedrai seduto su la tua pietra, o fratel mio, gemendo il fior de’ tuoi gentili anni caduto”. Così scriveva, nel 1803, Ugo Foscolo, nel suo mesto sonetto, In morte del fratello Giovanni, dedicato al fratello defunto. Se non andrà sempre scappando e fuggendo, tra un Paese e l’altro, un giorno, tornerà alla sua tomba, per piangerlo e ricordarlo. Questo è ciò che avviene, ancora adesso, ogni 2 novembre, il giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei morti, il giorno in cui si mette in pausa la routine frenetica, per lasciare spazio al rispettoso silenzio e alla nostalgia, per ripensare ai propri affetti e ai migliori momenti vissuti insieme.

Già nel VII secolo, era consacrata un’intera giornata alla supplica per tutti i defunti. Nel 998, su iniziativa dell’abate benedettino Sant’Odilone di Cluny, molto devoto delle anime del Purgatorio, fu istituita la data del 2 novembre, per ricordare quanti “si sono addormentati nella speranza della resurrezione” e di pregare in loro suffragio. Quell’anno, fu stabilito, per la prima volta, di suonare le campane dell’abbazia con rintocchi funebri, dopo i vespri del primo novembre, in memoria dei defunti. La Festa dei morti fu riconosciuta ufficialmente, però, solo nel XIV secolo, sotto il nome, in latino, Anniversarium Omnium Animarum. Da allora, il rito viene celebrato annualmente e ciascun individuo si reca al cimitero per portare un saluto e un omaggio floreale ai suoi cari. Nonostante la sua importanza, il Giorno dei Morti non è annoverato tra le feste di precetto.

Esistono in Italia, come anche all’estero, numerose usanze legate a tale solennità, a partire dalle processioni nei cimiteri alla cura e alla benedizione delle tombe, per arrivare alle tradizioni culinarie. Sono presenti, infatti, nelle regioni dello Stivale e in Europa, i cosiddetti “Dolci dei Morti”, realizzati con ingredienti semplici, come farina, uova, zucchero, aromi, frutta secca e candita, cioccolato o marmellata, e tendono a ricordare, per forma e consistenza, le ossa umane. Da Nord a Sud, queste preparazioni, dai nomi dialettali più vari, vengono poste su tavole imbandite, che si crede siano frequentate dai propri defunti. La notte del 2 novembre, infatti, si pensa che si annulli il limine, ovvero il varco che separa i vivi dai morti. Sebbene i due mondi non possano incontrarsi, in tale circostanza, i defunti farebbero ritorno alla loro dimensione terrena. Per questo, sarebbe importante lasciare loro cibo in abbondanza e fuochi accesi.

In Sicilia, in cui la Festa dei Morti è particolarmente sentita, soprattutto a Palermo, era usanza che i defunti portassero doni ai bambini delle proprie famiglie. Andrea Camilleri, nel suo racconto Il giorno che i morti persero la strada di casa, scrisse che, fino al 1943, nella notte tra il primo e il 2 novembre, ogni casa siciliana dove vivesse un “picciliddro” si popolava dei propri antenati, che portavano loro pupaccene, ovvero pupi di zucchero, e cesti pieni di frutta secca e dolci tipici, come le ossa dei morti, i biscotti regina, i tetù bianchi e marroni, i taralli e la frutta martorana.

Fuori dall’ Italia, tale ricorrenza è molto sentita anche in America Latina, soprattutto in Messico. Il cosiddetto Dìa de los Muertos, festività di origine precolombiana, è stato dichiarato, nel 2008, Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Sempre i primi giorni di novembre, si celebra il ritorno temporaneo sulla terra dei propri cari, che attraversano il Mictlàn per ricongiungersi, solo per un giorno, con i mortali. Non mancano mai, per l’occasione, petali di calendula, candele e cibi come il pane dei morti, tradizionalmente a base di mais e altre verdure ma attualmente preparato con farina di frumento, zucchero, uova e lievito e decorato con immagini di ossa incrociate. Sugli altari, vengono posti oggetti artigianali, le pietanze preferite dai defunti, la loro immagine e quella dei santi più importanti, un tecolcaxit, ovvero un incensiere, acqua santa, e il copale, una resina aromatica che produce un fumo considerato cibo per le divinità celesti. Tombe e cimiteri vengono decorati con fiori e candele in onore dei morti.

Tornando all’Italia, non essendo più considerato, per legge, un giorno festivo dal 1977, il 2 novembre è difficile, per molti, che venga interamente dedicato alla memoria dei propri defunti. Molti potrebbero abitare lontano dai luoghi di sepoltura dei loro cari. Si spera tuttavia che, in questo mondo sempre più disumanizzato, ciascuno possa trovare almeno un istante per raggiungerli con il pensiero e la dolcezza di un ricordo.