Leggi la favola di HARVEY ESAJAS con il Milan

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A volte si è un predestinato, altre volte una semplice meteora che attraversa il mondo del calcio senza lasciare traccia. Harvey Esajas lo sa bene. Era una promessa, nato ad Amsterdam il 13 giugno del ’74, Esajas entrò giovanissimo nella “cantera” dell’Ajax. Con lui c’era un altro piccolo campione, Clarence Seedorf, pieno di classe e bravura. I due avevano in comune le origini del Suriname e ben presto divennero ottimi amici. Harvey era il classico difensore centrale di stazza, con i piedi molto rozzi, mentre in Seedorf già si vedevano le giocate da campione. I due crebbero insieme fino a quando arrivò la chiamata dell’Anderlecht, e il difensore partì. Si ritrovarono poco tempo dopo, in Eredivisie, la massima divisione olandese. Seedorf vestiva la maglia dell’Ajax, mentre Esajas era stato appena acquistato dal Feyenoord e si avvicinava il suo esordio. Contro la sua ex squadra segnò il suo unico gol della carriera. Sembrava una promessa, per lui si stavano aprendo le porte del grande calcio, ma purtroppo non fu così. Con il Feyenoord nella prima stagione scese in campo solo cinque volte, nella seconda tre e nella terza non giocò mai. Il gigante nero venne ceduto al Groningen con il quale raggiunse il suo record di presenze in una sola stagione, nove partite. Ma non bastarono, partì per Cambuur e in seguito per Dordecht, collezionando in totale sette presenze. La giovane promessa diventò ben presto una meteora. Si allontanò dai Paesi Bassi per dirigersi in Spagna, venendo tesserato dal Real Madrid che lo aggregò alla squadra B. Non scese mai in campo, poi passò allo Zamora e al Mostoles, tuttavia in Spagna non giocò mai. Inoltre non bastò lo stipendio che percepiva come calciatore, allora dovette trovarsi un’altra sistemazione. Smise di giocare a calcio a 27 anni dopo un infortunio al tendine di Achille. Tentò anche un ritorno al gioco, sostenendo un mese di prova con il Torino, ma la condizione fisica di Esajas era spaventosa. Aveva toccato quota 100 kg e alla fine si ritrovò a lavorare come assistente in una cucina di un ristorante. In realtà non era la fine perché tornò a giocare a calcio. Esajas non aveva mai troncato i rapporti con Clarence Seedorf e gli confidò di voler tornare a calciare il pallone. Seedorf fece l’impossibile, prima lo accompagnò a Torino dato che Esajas non aveva neanche la patente, poi nel 2004 convinse Adriano Galliani a far sostenere un provino ad Harvey. Il difensore si allenò per un mese, perdendo 15 kg e tornando a pesare 85 kg (185 cm d’altezza). Esordì nei cinque minuti finali di una partita di Coppa Italia contro il Palermo. A ogni suo tocco di palla il pubblicò lo appoggia con un olé, quando finì la partita Esajas pianse nello spogliatoio. Un pianto di gioia. Il surinamese fu perfino portato in panchina nella finale di Champions League persa in rimonta contro il Liverpool. Poco tempo dopo lasciò Seedorf e Milanello, venne tesserato dal Legnano e in seguito dal Lecco, poi si ritirò, stavolta per sempre. La sua favola aveva fatto il giro del mondo, quella partita per Esajas era il frutto di 15 anni di allenamento. “Volevo dimostrate di meritare questa maglia”, ci è riuscito. E questa è la sua storia, da calciatore a lavapiatti per poi tornare a giocare. Qualcuno dice che Esajas oggi stia allenando in Italia, in un club locale della Campania, qualcun altro pensa che sia tornato in Olanda, per intraprendere una carriera da allenatore.

Harvey-Esajas