Manovra economica, il nodo dell’evasione fiscale

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Si accendono le polemiche sulla Manovra economica presentata dal governo per il triennio 2023-25. Tra i provvedimenti calendarizzati sono previste misure contro l’inflazione, contro il caro energia, agevolazioni sull’acquisto della prima casa e nuovi schemi di anticipo pensionistico. Ciò che però ha infervorato gli animi, da più fronti, è la parte riguardante il tetto del contante.

Pare infatti che dal primo gennaio del nuovo anno la soglia per l’uso del contante salirà da 1000 a 5000 euro. Inoltre sussiste la questione relativa all’obbligo di accettazione di pagamenti con Bancomat e carta di credito la cui soglia si aggirerebbe attorno ai 60 euro. Al di sotto di questa cifra, quindi, i commercianti non sarebbero obbligati ad accettare pagamenti elettronici. Meloni, dopo le polemiche, ha affermato che si tratta di un numero indicativo che potrebbe essere anche abbassato.

In questi giorni, nei quali la palla rimbalza dall’Italia all’Unione Europea, l’indignazione si è fatta sentire da più fronti. Fabrizio Balassone di Bankitalia ha detto: «Le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di alcuni istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il PNRR e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale». [fonte: Ansa, 06.12.222]

A tal proposito, durante la puntata di Otto e Mezzo dello scorso 24 novembre, anche il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha precisato quanto questo provvedimento favorisca la piccola evasione e il piccolo riciclaggio, focalizzando l’attenzione sulla situazione europea, gravissima e comatosa: «Questa volta l’Italia si è adeguata all’Europa siccome in Europa non c’è un limite al contante, c’è solo una direttiva europea che invita gli Stati a non consentire transazioni superiori a 10mila euro. Se io parto dall’Italia con due valigie di euro, vado a Francoforte, entro in un autosalone, compro una macchina da 90mila euro, nessuno mi chiederà quei soldi da dove li ho presi».

La Premier Giorgia Meloni, sul suo profilo Facebook, ha dichiarato in un video che il tetto al contante sfavorisce l’economia della nazione perché in Europa nessun Paese ce l’ha e quindi un turista preferisce spendere i suoi contanti altrove. Sul tema dell’evasione ha risposto citando uno studio in cui risulta che nell’anno nel quale l’evasione fiscale è stata più bassa, cioè il 2010, il tetto al contante era di 5000 euro. Ha aggiunto che «per paradosso, più è basso il tetto al contante e più si rischia evasione perché […] se non posso spendere quei contanti legalmente tenderò a farlo in nero».

Tra argomentazioni più o meno deboli e dichiarazioni fulminanti, il nodo dell’evasione fiscale resta in Italia una questione irrisolta, nonostante sia un problema prioritario – il vero cancro della società da cui dipendono tantissime cose. Cosa succederebbe se il contante fosse completamente abolito? Con la piena tracciabilità dei movimenti si risolverebbero le cose? Si risanerebbero le tasche del Paese? E la libertà individuale?