Tensioni Nato-Russia: “il dado è tratto”

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“Alea iacta est”, il “dado è tratto“, queste le parole con cui Giulio Cesare decretò la storia di Roma, nel 49 a.C., varcando il Rubicone alla testa di un esercito armato, violando apertamente la legge che proibiva l’ingresso armato in Italia. Da quando la Russia ha annesso la penisola ucraina della Crimea, nulla è stato più come prima, il dado è tratto e Putin pare non abbia intenzione di fermarsi alla sola Crimea. Aerei spia, caccia russi che oltrepassano i confini prestabiliti, invasioni più o meno silenziose nei Paesi baltici confinanti, tutto ormai pare abbastanza chiaro: la Russia vuole una “finestra” sul baltico e, forse, qualcosa in più. Le ultime vicende sul Brexit, non hanno fatto altro che mostrare, al mondo, quanto la coesione politica europea sia ai minimi storici, dall’ultimo dopoguerra mondiale ad oggi. La preda è ferita, il leone è vicino. Nessun isolazionismo economico è in grado di ingabbiare quella che, ormai, è tornata ad essere una super potenza, politico-militare innanzitutto. Dalla Siria ai Paesi baltici, la Russia si affaccia sull’Europa, in maniera sfrontata, osservandola da più o meno lontano, dimostrandole la sua forza. Ma, se la struttura europea è fragile, quella della Nato, con in testa gli Stati Uniti, lo è molto meno. Gli alleati occidentali dei Paesi baltici, Estonia Lettonia e Lituania, hanno risposto riversando sui confini con la Russia carri armati, aerei da guerra e soldati. Il Cremlino ha fatto altrettanto, rafforzando la sua presenza militare lungo i confini degli ex Stati satelliti dell’Unione Sovietica. Una domanda sorge spontanea: ma la Guerra Fredda, non era finita? Evidentemente no o, forse, ci apprestiamo a vivere qualcosa di diverso e tremendamente nuovo rispetto al passato, considerate anche le minacce che spirano da Oriente. Gli Stati Uniti quadruplicano la loro spesa militare in Europa portandola a 3,4 miliardi di dollari, la Russia crea nuove divisioni reclutando migliaia di soldati da destinare nei territori più ad ovest, proprio ai confini con i Paesi baltici. Uno studio di Rand Corp, simulando un’invasione russa, ha scoperto che le capitali dei Paesi baltici sarebbero invase nel giro di sessanta ore. Tale studio ha suggerito di aumentare sensibilmente il numero di truppe Nato presenti al confine. Secondo lo stato attuale delle cose e le simulazioni di guerra effettuate, oggi l’Europa perderebbe il conflitto in quei territori in caso di invasione della Russia. Per questo motivo, la NATO è pronta a rafforzare i propri battaglioni ad Est. A seguito del vertice dei Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi Nato, che si terrà il 13 luglio a Bruxelles, verrà probabilmente deciso il dispiegamento di 4 mila  militari tra Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. L’Italia da un lato è pronta ad inviare un contingente militare di 150 uomini, dall’altro cerca un dialogo con Mosca. Alleati o nemici, dunque, del Cremlino? Non ci è dato ancora saperlo, certo è che, la situazione internazionale, già incandescente sotto il profilo del terrorismo fondamentalista islamico, per non dire di una nuova “Guerra Santa”, impone ai Capi di Stato e di Governo serie riflessioni per non rischiare di innescare conflitti che, altro non farebbero, che accrescere le probabilità di vivere crisi ben più gravi di quelle fino ad oggi sostenute.