Guerra russo-ucraina: aggiornamenti sulla situazione attuale e cosa sta succedendo

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Premi sopra l'immagine per guardare la progressione dell’invasione dal 24 febbraio; fonte: wikipedia

Sono passati circa 7 messi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Da allora ci sono stati pochissimi se non nulli miglioramenti diplomatici, anzi il conflitto ha subito una notevole escalation: crimini di guerra, fosse comuni, città e villaggi rasi al suolo ed infine la più grande crisi per l’accoglienza di rifugiati in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Per quanto riguarda il numero di morti, dati certi non c’è ne sono, poichè entrambi gli schieramenti spesso riportano notizie gonfiate e/o falsificate. Tirando le somme, dal punto di vista militare dovrebbero essere circa 10.000 i morti tra le file ucraine, mentre 50.000 tra i russi. Riguardo i civili, l’Onu riferisce che hanno perso la vita 6mila persone e si contato 8mila feriti.

La stessa situazione sul fronte rimane ancora incerta, visto che la propaganda di guerra condiziona le notizie che ci giungono da parte del governo sia di Kiev, che di Mosca. Le battaglie più cruenti e lunghe sono state quelle per le città di Mairiupol (24 febbraio-20 maggio) e per Severodoneck (5 marzo-25 giugno), entrambe concluse a favore dei russi. Ambedue si sono svolte in Ucraina orientale, ossia dove si trova il fronte. In questa zona l’esercito russo ha conquistato anche la città di Cherson e la centrale nucleare di Zaporizzja.

I successi russi hanno però, subito alcuni rallentamenti durante i mesi di luglio e agosto: l’esercito del Cremlino ha sofferto le pesanti perdite in termini di uomini e mezzi, aggiunti ad una carenza e debolezza logistica-militare. Inoltre gli ucraini combattono tenacemente, avvantagiati anche dagli enormi aiuti economici e militari provenienti dai paesi occidentali e dalla Nato. Per questo motivo, agli inizi di settembre il comando generale ucraino ha organizzato una rapida controffensiva nel Sud del paese, in particolare nella regione di Kharkiv. Le forze di Kiev sono avanzate per molti kilometri, riconquistando diversi villaggi e l’importante città di Kupiansk.

Dopo questi eventi, il presidente Putin tramite un discorso alla nazione ha ordinato la mobilitazione “parziale” per rafforzare l’esercito impegnato in Ucraina. Parziale perchè sono richiamati in servizio i riservisti delle forze armate di Mosca, cioè i cittadini che sono in riserva e coloro che avevano precedentemente prestato servizio militare a contratto: dovrebbero esserne almeno 300.000. Ecco perchè non verrano presi in considerazione giovani ragazzi, studenti o anche i soldati di leva. Dopo tale notizia, sembra che ci siano state diverse proteste contro il governo di Putin nelle principali città russe con circa 1300 arresti in meno di 24h. Allo stesso tempo si parla anche di altrettanti cittadini russi che tenterebbero di fuggire dal loro paese per evitare le coscrizione.

Nel frattempo Mosca è sempre più isolata dall’Occidente, in particolare dall’Europa in cui i rapporti, già molto aspri e tesi dal 2014 (crisi di Crimea, Donbass e Lugansk), oggi sono ai minimi storici. L’Unione Europea, assieme agli Stati Uniti e altri paesi ha imposto sanzioni alla Russia, fornisce armi e addestramento ai soldati ucraini, e moltissimi aiuti economici al governo di Kiev. Dal suo canto, il Cremlino cerca di rispondere a ciò con la sua arma principale: il gas. L’Europa ne è carente , è perciò il suo principale fornitore è da sempre proprio il paese di Putin. Quest’ultimo sta cercando, con buoni risultati, di condizionare a suo favore i prezzi del gas tramite un vero e proprio ricatto energetico. Tutto ciò ha spinto molto in alto i prezzi del gas, causando una grave inflazione in tutto il Vecchio Continente.