Il Presepe napoletano fra tradizione ed innovazione

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La parola presepe deriva dal latino “praesaepe” che significa “mangiatoia”. Oggetto menzionato  nei Vangeli e tanto importante per essere stato il giaciglio di  Gesù, in quella stalla di Betlemme in cui trovarono riparo Maria e Giuseppe durante il censimento indetto da Roma ai tempi di re Erode.

L’antica arte presepiale, tradizionalmente associata a Napoli, mette in scena rappresentazione delle vicende narrate nelle Sacre scritture sulla nascita del “bambinello” Gesù: il presepe è di fatto entrato a far parte delle tradizioni moderne praticamente in ogni angolo del mondo, pur essendo la materiale espressione dei fatti alla base delle principali religioni monoteiste. Ciò che fa avvicinare credenti e non, conoscitori o meno della narrazione biblica, è il simbolismo intrinseco e puro del presepe oltre all’aspetto marcatamente commerciale.

I cristiani scolpivano e dipingevano le scene della Natività nell’antichità, in luoghi d’incontro come le catacombe dell’antica Roma durante il periodo di clandestinità. Quando il cristianesimo potè uscire allo scoperto, le immagini della Natività apparvero sulle pareti delle prime chiese del 1200 insieme alle prime rappresentazioni scultoree.

Il presepe moderno viene creato per la prima volta nel 1223 per volontà di San Francesco d’Assisi, profondamente toccato dalla sua precedente visita a Betlemme. Il Papa dell’epoca permise la celebrazione di una messa al di fuori della chiesa a Greccio e più precisamente in una grotta in cui avevano collocato una mangiatoia, a cui confluirono molti contadini al fianco dei frati con le fiaccole; quella fu la prima rappresentazione (vivente) della Natività.

In realtà la prima traccia documentata della presenza di un presepe a Napoli è impressa in un atto notarile del 1021, nella citazione della Chiesa di Santa Maria “ad praesepe”. Nei secoli successivi sono proseguite le rappresentazioni all’interno delle chiese per mezzo di statue di medio grande dimensione, fino all’arrivo a Napoli di Gustavo da Thiene nel 1534: colui che diede impulso alla tradizione del presepe napoletano in chiesa ed in casa.

Nei primi del ‘600 il presepe barocco sancisce il passaggio dalle statuine composte da un pezzo unico, alle sculture di legno snodabili arricchite da abiti di stoffa. Le dimensioni si riducono, con un’altezza media di 70 cm per smontare facilmente il presepe fino al Natale successivo. Si adottano le scenografie di fondo composte da ampi pannelli di materiali poveri (legno, pietre…) ancora oggi immancabili, pur se preparate con strumenti più moderni come la pialla elettrica al posto degli antichi utensili rudimentali.

Nel 1640 le statuette vengono dotate di anima in fil di ferro rivestito di stoppa,, permettendo di assumere pose più realistiche. Sul finire del XVII secolo si inizia a rappresentare la vita quotidiana di Napoli, con piazzette e vicoli animati, persone alle prese con le attività più disparate ed oggetti che non hanno niente di sacro ma innumerevoli significati allegorici. Poi nel ‘700 il presepe entrava nelle dimore di nobili ed aristocratici, che ne commissionavano come opere d’arte.Negli ultimi decenni il Natale è tradizionalmente il momento di riunione familiare, corsa ai regali nei mercatini natalizi e la preparazione dell’albero e del presepe come irrinunciabile  momento di familiarità.