Fondi russi a diversi partiti esteri: sarebbero circa 20 i paesi coinvolti. E in Italia…

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Vladimir Putin Fonte: wikipedia

Alla vigilia delle elezioni politiche italiane ( previste per il 25 settembre), una notizia ha scatenato il panico nel paese: un alto funzionario dell’amministrazione Biden in una conference call, ha rivelato che oltre 300 milioni di dollari sono stati trasferiti dal governo di Putin a partiti politici, dirigenti e politici stranieri di oltre una ventina di Paesi per esercitare il suo potere e la sua influenza. Tutto ciò sarebbe partito dal 2014, una data non certamente casuale: infatti corrisponde all’inizio della crisi russo-ucraina, con la presa della Crimea da parte di Mosca e della scissione del Donbass e Lugansk dal governo di Kiev.

Secondo quanto riferisce l’Ansa, la cifra sopracitata non sarebbe che “minima” rispetto a quelle che probabilmente Mosca ha speso in questa attività. Non sono stati resi noti i nomi dei partiti o delle personalità politiche finite sul “libro paga” del Cremlino, ma tali informazioni sono state condivise con i governi dei paesi interessati. L’ambasciata russa a Roma, interpellata dall’Adnkronos, ha risposto così: “Siccome queste informazioni vengono diffuse dalle fonti americane, le devono commentare gli americani”.

L’informativa non indica specifici ‘target’ russi e comunque non è la prima volta che l’intelligence Usa denuncia una campagna di influenza a suon di finanziamenti sui partiti nazionalisti, anti-europei e di estrema destra che rappresentano circa il 20% del Parlamento europeo. Una simile situazione si era verificata già ai tempi del ‘caso Savoini’, quando la Lega di Matteo Salvini e diversi altri partiti e movimenti ‘euroscettici’ come il Front National di Marine Le Pen o i tedeschi di Alternative fur Deutschland furono accusati di prendere soldi dal Cremlino per destabilizzare l’Unione Europea dall’interno.

Come già detto questa notizia ha generato il panico in Italia, ma il presidente del Copasir Adolfo Urso ha fatto sapere che per ora non risultano formazioni italiane nell’elenco: “Mi sono confrontato con l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli e al momento non esistono notizie che ci sia l’Italia” tra i Paesi coinvolti, ha detto ad Agorà su Rai 3.

Il 10 marzo scorso il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che vieta le ingerenze straniere nella politica europea, mettendo nel mirino i finanziamenti da parte della Russia e anche della Cina. Ci sono tuttavia lacune legislative in un terzo degli stati dell’Unione a permettere questa pratica mentre dove è previsto il divieto ci sono alcune scappatoie che rendono possibile il trasferimento di fondi, mascherandone l’origine.