“Whitney”: il documentario che racconta il talento e la vita della mitica Houston

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La cantante Whitney Houston. (Immagine di Simple Wikipedia).

Whitney Houston è un monumento della musica in tutto il mondo. “The Voice” (la voce) è sempre stato il soprannome della cantante: non c’erano descrizioni per il suo talento così singolare. E allora bastava ascoltarla per capire che era la voce, per l’appunto, più unica che rara del mondo della musica.

Dopo l’11 febbraio di quest’anno, sono trascorsi ben cinque anni dalla sua scomparsa. Dopo una carriera brillante, ma una vita difficile, Whitney viene ritrovata esanime in una camera del Beverly Hilton Hotel. La polizia ha dichiarato che la causa della morte è stata accidentale. La cantante aveva una quantità di droga molto elevata nel sangue, e lo stato di confusione a ciò dovuto aveva provocato il suo decesso per annegamento. Dal 2012, tuttavia, sono state avanzate molte ipotesi in merito alla sua morte; una delle più conosciute vede la Houston vittima di un omicidio per debiti di droga.

Il mistero accompagnerà sempre la fine di questa donna così unica; donna di cui, oltre ad una vita estremamente complessa, resterà sempre la voce incantevole. Era quasi obbligatorio, dunque, renderle omaggio con un documentario che ne raccontasse tutta la vita.

Il documentario è stato trasmesso nelle sale italiane all’inizio di quest’anno ed ha ottenuto grande successo. La regia è stata affidata a Nick Broomfield che attraverso spezzoni di concerti, interviste e documenti inediti ha realizzato davvero un lavoro approfondito. Whitney Houston, infatti, è rappresentata a tutto tondo: dagli inizi, all’ascesa e alla morte.

Nella sua realizzazione, il regista non è stato aiutato da nessun membro della famiglia Houston. Tutti, infatti, non hanno voluto contribuire; forse perché c’è stato da parte loro il grande errore di pensare che si trattasse solo di una rappresentazione della depressione e della fine della cantante.

In realtà, il documento in certi casi è drammatico. Come, per esempio, quando si racconta la morte della figlia Kristina, avvenuta nel 2015; anche lei, come sua madre, muore in una vasca da bagno, ma in questo caso il mistero che circonda l’episodio è ancora più fitto. Tuttavia, contiene anche molti momenti dedicati solo al talento dell’attrice, o a esperienze che la riguardavano da vicino. Come quando la Houston recitò se stessa accanto a Kevin Costner nel film “Bodyguard” del 1992. Ma ancora, si raccontano il suo rapporto con la famiglia, la causa con suo padre, il matrimonio con Bobby Brown, i rapporti di amicizia con altri grandi della musica

Per chi non l’avesse ancora fatto, dunque, vale davvero la pena di vedere quest’opera così monumentale. Monumentale, d’altronde, come la stessa Houston che ha un lascito musicale impareggiabile!