L’ipocrisia di Apple nei confronti del Cambiamento Climatico

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Apple Park, sede aziendale della Apple, costituisce uno degli edifici più efficienti del mondo dal punto di vista energetico.

Durante la presentazione del nuovo iPhone 12, è stato confermato che lo smartphone sarà venduto senza auricolari e senza caricabatterie. La motivazione non potrebbe essere più nobile: ridurre al minimo la produzione di anidride carbonica. Viene spiegato infatti che grazie a varie scelte sulla produzione (rimozione di sostanze chimiche nocive ed uso di materiali rinnovabili e riciclabili) e sulla logistica (dimensioni della scatola) di iPhone 12 sarà possibile ridurre le emissioni di CO2 di 2 milioni di tonnellate l’anno (l’equivalente di 450.000 auto in un anno). A rendere ancora più dignitose le mosse di Apple sono alcuni dati forniti: attualmente i consumatori possiedono già 700 milioni di cuffie con cavo lightning (molti sono già passati all’utilizzo di auricolari wireless) e 2 miliardi di caricabatterie per iPhone.

Sembra tutto perfetto: finalmente un’azienda, che già da anni pensa al rispetto dell’ambiente, agisce in maniera sostenibile anche nella distribuzione dei propri prodotti. Ma c’è qualcosa che fa storcere il naso. La composizione della nuova scatola di iPhone 12 include, oltre al telefono, soltanto  un cavo lightning – USB-C che permetterà finalmente  la ricarica rapida a tutti i nuovi iPhone (questo cavo veniva dato in dotazione in precedenza soltanto con l’iPhone 11 Pro).

Ciò non significa che i nuovi modelli non potranno essere caricati con i vecchi cavi e caricabatterie, ma per usufruire della carica rapida, ormai presente sulla maggior parte degli smartphone (e non soltanto di fascia alta), bisognerà acquistare un altro caricabatterie. Va considerato inoltre che non tutti i possibili futuri possessori di iPhone 12 avranno auricolari e caricabatterie compatibili.

Da approfondire, inoltre, è la questione logistica che lega la nuova scatola di iPhone 12 che dovrebbe, secondo quanto affermato, permettere il trasporto del 70% in più di prodotti su un pallet di spedizione. C’è comunque da considerare che il numero di smartphone da spedire non dipende dalla volontà del gigante high-tech di Cupertino, ma dalla domanda presente nel mercato.

Se Apple avesse davvero voluto ridurre i rifiuti elettronici come ammesso, avrebbe dovuto standardizzare le porte dei propri smartphone, come già richiesto da anni dall’Unione Europea che punta alla standardizzazione di ricarica comune per gli smartphone già dal 2009, con lo scopo di diminuire rifiuti elettronici e semplificare la vita dei consumatori.

Il fatto che Apple voglia raggiungere l’impatto zero per la sua filiera e i suoi prodotti entro il 2030 resta un’ottima notizia. L’azienda resta un esempio per il mondo, avendo già raggiunto il traguardo dell’impatto zero per i suoi uffici nel mondo, ma affermare che la rimozione degli accessori faccia parte del suo piano green per la filiera produttiva serve soltanto a cercare di nascondere la volontà di aumentare i propri profitti.